


G. De Santillana: Filosofia e scienza. Lo pnema e la continuit
della materia secondo gli stoici

La sostanza attiva del cosmo che lo tiene strettamente unito,
formandone un tutto dinamico,  lo pnema, parola greca che
significa spirito o respiro. Il termine pnema era comparso
nella fisica greca gi con Anassimene: Dapprima esso non era, per
solito, altro che un sinonimo di aria. In seguito venne usato
dagli stoici per indicare un miscuglio di fuoco e di aria che
presentava - in una forma pi pronunciata - la qualit
caratteristica di questi due elementi, e cio l'attivit. [...].
La storia del concetto di pnema, in quanto formato di fuoco e di
aria,  estremamente istruttiva per comprendere la concezione
biologica del cosmo posseduta dai greci. Essi proiettavano nelle
sostanze inorganiche le funzioni degli elementi attivi nei corpi
viventi. L'esistenza di un corpo vivente dipende dal suo respiro e
dai processi termici che avvengono all'interno del corpo stesso;
esso comincia a disintegrarsi quando questi vengono a cessare dopo
la morte. I Greci credevano che l'esistenza della sostanza
inorganica, con le sue svariate qualit e caratteristiche,
dipendesse da un principio dinamico dal quale era permeata.
Riusciva perci naturale supporre che gli elementi attivi, o
pnema, costituissero la base dell'esistenza del mondo inorganico,
proprio come ad essi sembrava doversi far risalire la compattezza
e l'esistenza della struttura regolare di ogni e qualsiasi essere
vivente. Nell'uomo questo principio vitale  l'anima, spesso
identificata con il respiro. Perci lo pnema, che tutto permea,
fa dell'intero mondo vivente una sola unit, e la differenza fra
l'anima e la vita organica  soltanto il risultato delle
variazioni nella composizione dello pnema.
 [lettura 18, a].
 Compiendo il passo finale dal mondo organico a quello fisico gli
stoici ammettevano che lo pnema riempisse l'intero universo,
tanto lo spazio esistente fra i corpi quanto i corpi stessi; esso
permea di s tutte le sostanze e le rende compatte, proprio come
si espande nello spazio fra un corpo e l'altro.
 [lettura 18, b].
 In che modo gli elementi attivi, e lo pnema che li ha
sostituiti, sono venuti a possedere questa forza di coesione? Essa
deriva dalle qualit tensionali insite in essi. dapprima questa
tensione non significa altro che la manifestazione della pressione
dell'aria compressa o la forza espansiva del vapore che si
sprigiona dall'acqua bollente. Tuttavia, lo sviluppo di questo
concetto scientifico, per una sua inevitabile logica interiore,
trasform tale tensione in una grandezza caratteristica della
coesione intima delle sostanze e del loro grado di stabilit.
 [lettura 18, c].
 Questa tensione (tnos) o la tensione dello pnema 
(pnematiks tnos), come viene esplicitamente chiamata in molti
casi,  la pi caratteristica qualit peculiare dello pnema, in
forza della quale esso diviene una entit non dissimile in certo
qual modo dal concetto di campo fisico della scienza
contemporanea. In virt del suo carattere dinamico, la tensione d
una certa forma definitiva a tutti i fenomeni fisici:
 [lettura 18, d].
 Questa seconda funzione dello pnema - di imprimere a tutte le
diverse sostanze il marchio delle loro qualit specifiche - offre
un interesse particolare perch rappresenta, nella storia del
continuo, il corrispettivo delle funzioni compiute nella teoria
atomistica dalla forma e dalla posizione. Come  noto, i singoli
atomi sono privi di tutte le qualit secondarie inerenti ai
corpi che essi contribuiscono a formare. Queste qualit sono
semplicemente il prodotto della posizione spaziale, vale a dire,
esse sono determinate dalla combinazione in un certo ordine
spaziale. Orbene,  chiaro che una valida teoria del continuo
richiede un altro principio di differenziazione: infatti qui la
materia informe, indifferenziata, pu venire divisa all'infinito e
non contiene alcuna unit definita sulla quale si possa erigere un
sistema di posizioni. I brani ricordati sopra mostrano
esplicitamente che gli stoici sostituivano il principio di
posizione con il principio di sintesi e usavano quest'ultimo con
un duplice significato. Primo, la mescolanza dello pnema con la
materia la trasforma da materia informe in sostanza fornita da
attributi fisici definiti. Inoltre, ciascuno di questi attributi
dipende, per la qualit e il grado, dalla misura in cui il fuoco e
l'aria sono mescolati nello pnema. Tutti gli attributi fisici
speciali della sostanza sono determinati dalla proporzione, nello
pnema, di questi due componenti. Questa  l'interpretazione da
darsi della frase gi ricordata: [...] la forma della materia
primordiale si manifesta attraverso la mescolanza delle sostanze
aeree e ignee in acconce proporzioni [lettura 18, a]. In
corrispondenza alla continua e infinita graduazione degli
attributi fisici, gli stoici definivano una continua e infinita
gradazione di una sintesi dello pnema: rinunciando alla
semplicit dello pnema essi risolsero il problema della
differenziazione entro la teoria della continuit della materia.
Gli antichi commentatori degli stoici avevano gi osservato la
somiglianza esistente fra lo pnema e l' etere. Con ci non
volevano dire altro se non che essi erano entrambi rarefatti e
tenui; il luogo naturale dell' etere, la quinta essenza di
Aristotele, era infatti nei cieli, e di questa sostanza erano
costituiti gli astri. Fu solo in un periodo successivo che l'
etere venne gradatamente a occupare tutta la vasta distesa del
cosmo. Allora la sua funzione principale fu di riempire l'intero
universo in omaggio all'antico detto: la natura aborrisce il
vuoto. All'inizio dell'era scientifica moderna la teoria dell'
etere sub delle trasformazioni che la resero molto simile alla
teoria stoica dello pnema. La funzione di coesione, per lo meno,
fu attribuita all' etere in termini inequivocabili da Newton, che
in diversi periodi della sua vita concep qualcosa di simile a una
teoria del campo unificato onde fornire una unica spiegazione
dei fenomeni della luce e della gravitazione. Alla fine dei suoi
Principia Mathematica (1687) Newton aggiunge alcune osservazioni
riguardanti un certo spirito estremamente sottile che pervade
tutti i corpi grandi [macroscopici] e vi giace nascosto; per la
forza e l'azione di tale spirito le particelle dei corpi si
attraggono l'una con l'altra se vicine, e aderiscono, se
contigue. La coesione non era per la sola qualit attribuita da
Newton all' etere, come possiamo vedere da ci che segue: E i
corpi elettrici operano a distanze maggiori sia respingendo che
attraendo i corpuscoli loro prossimi; e la luce viene emessa,
riflessa, rifratta, deviata, e scalda i corpi; e tutte le
sensazioni sono eccitate, e le membrane dei corpi animali sono
mosse dal comando della volont, vicendevolmente propagate lungo i
solidi filamenti dei nervi, dagli organi sensoriali esterni al
cervello, e dal cervello ai muscoli. Vi  qui una stretta
somiglianza fra l' etere di Newton e lo pnema, somiglianza che si
estende al fatto che entrambi funzionano nella sfera dei fenomeni
psichici. Newton non afferma esplicitamente che l' etere fornisca
alla materia delle qualit fisiche. Tuttavia, tentando di servirsi
dell' etere per spiegare la forza di gravit, egli fu costretto a
seguire gli stoici nel rinunciare alla semplicit della materia
primordiale. Egli postulava gradi diversi di rarefazione e di
condensazione per l' etere, a seconda che esso si trovi
all'interno o all'esterno della materia. Queste variazioni erano
dirette a spiegare la reciproca attrazione universale delle
sostanze (confronta la sua Ottica e la lettera a Robert Boyle,
1678)

 (S. Sambursky, Il mondo fisico dei Greci, Feltrinelli, Milano,
1973 2, pagine 144-149).

